I pappagalli e lo stress

Siamo ormai abituati a pensare che condizioni di vita stressante ci predispongono ad alcuni problemi di salute (anche se difficilmente siamo disposti a cambiare le nostre abitudini per stare meglio 🙂 ).

La stessa cosa vale per gli animali con cui viviamo, che troppo spesso sono costretti a vivere in condizioni che non rispettano le loro esigenze etologiche.
Vale per i mammiferi, cane, gatto, coniglio e furetto per fare qualche esempio, ma anche per rettili e uccelli.

E proprio agli uccelli è dedicato questo articolo, perché si tratta di animali molto sensibili allo stress e le cui esigenze sono spesso sottovalutate o addirittura non considerate, con conseguenze sul loro benessere e sullo stato di salute per niente banali.

Saper riconoscere dalle prime avvisaglie che qualcosa non va è fondamentale per far recuperare loro prima possibile una condizione di equilibrio psico-fisico ed evitare problemi più gravi.

Vediamo dunque quali sono le principali situazioni stressanti e i segnali a cui potremmo non dare la giusta importanza:

 

  1. Cambiamenti nell’ambiente di vita: traslochi e trasferimenti; arrivo di nuove persone in famiglia o adozione di altri animali (attenzione alla convivenza con predatori come cani e gatti, gli uccelli sono prede…); rumori sconosciuti all’esterno o in casa; odori sconosciuti, ad esempio vernici; cambio di abitudini della famiglia; spostamento repentino della gabbia; presenza di animali selvatici; alterazione del ritmo luce/buio.
  2. Segnali di stress: la premessa fondamentale è che anche se alcuni possono sembrare più gravi di altri non è così, si tratta di campanelli d’allarme che devono indurci a consultare il medico veterinario esperto in medicina avviare di nostra fiducia, nel più breve tempo possibile. Attendere non farà che peggiorare la situazione.
    Eccone alcuni:

    1. Barre o linee da stress: si tratta di linee orizzontali che attraversano orizzontalmente alcune penne, più facili da osservare in quelle perse in corso di muta. N0n indicano problemi specifici ma sono segnali che qualcosa non va.  
    2. Strappamento delle penne o peggio ancora automutilazione: è purtroppo una sindrome molto diffusa nei pappagalli, in particolare allevati “a mano”. Comincia in genere per un motivo ma perdura anche al cessare dello stesso e può avere cause “fisiche” (alcune patologie infettive, alcuni parassiti esterni o interni, carenze o disequilibri nutrizionali, patologie endocrine o metaboliche…), emozionali-psicologiche o entrambe contemporaneamente. A volte i pappagalli iniziano lisciando in modo ossessivo il piumaggio, in un secondo momento cominciano a strapparsi le penne, in seguito possono lesionarsi con il becco la cute fino a lacerare i muscoli sottostanti, provocandosi ferite molto gravi.
      Il consiglio è di non sottovalutare mai la prima fase, chiedendo aiuto al proprio veterinario esperto di fiducia.
      Nell’esperienza di chi scrive un approccio integrato, che comprenda in particolare omeopatia e floriterapia, è di grande aiuto nella cura di questa sindrome così complessa e frustrante.
    3. Aggressività: se un pappagallo all’improvviso comincia ad assumere atteggiamenti aggressivi sta cercando di dirci qualcosa, sta esprimendo un disagio. La prima cosa da fare è consultare il proprio veterinario per escludere problemi di salute e intervenire al meglio.
    4. Comportamenti ripetitivi o stereotipati: possono essere movimenti della testa, del corpo o degli arti e spesso sottendono noia, frustrazione ed altri stati emozionali negativi che non vanno sottovalutati.
    5. Cambiamento nelle vocalizzazioni: sia che si tratti di una diminuzione dei suoni emessi sia il contrario c’è qualcosa che non va da indagare. Un pappagallo in genere piuttosto silenzioso che inizia a “gridare” o uno ciarliero che diventa all’improvviso molto taciturno non lo fanno certo per caso!
    6. Paura: segnali di paura nei confronti di un membro della famiglia possono essere dovuti a comportamenti non adeguati ma anche ad altre cose, come per esempio un particolare nell’abbigliamento o un colore che mette in allerta l’animale. L’ideale è riuscire a capire prima possibile di cosa si tratti per eliminare l’oggetto “sgradito” o migliorare le proprie modalità di interazione.
    7. Noia: i pappagalli sono animali molto complessi da un punto di vista comportamentale e psicologico e spesso senza rendercene conto o sottovalutandone l’importanza li facciamo stare per troppe ore da soli, in ambienti privi di stimoli e di arricchimento. Se sia annoiano possono mettere in atto una serie di comportamenti anche distruttivi o finire per compiere movimenti stereotipati o ammalarsi. Se sappiamo che il nostro stile di vita ci costringe a passare molte ore fuori casa tutti i giorni l’atto d’amore più grande per queste splendide creature è scegliere di non adottarle!

La prevenzione è come sempre lo strumento migliore che abbiamo a disposizione per evitare condizioni di malessere e un’adozione consapevole ancora di più…

 

Foto: da internet con licenza di utilizzo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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