Encephalitozoonosi del coniglio, cosa c’è di nuovo?

Che cos’è l’encephalitozoonosi?

La malattia sembrerebbe provocata da Encephalitozoon cuniculi, inizialmente ritenuto un protozoo e oggi invece classificato come microsporide più simile ai funghi.

Il primo caso è stato segnalato in Giappone nel 1959, altri in seguito in altre nazioni, dall’India alla Gran Bretagna, dalla Slovacchia all’Italia.

Tutti gli studi concordano nell’affermare che l’immunodepressione favorisce una maggior frequenza di infezione opportunistica da Encephalitozoon spp.

Il coniglio è  l’ospite principale di questo parassita, che può però infestare anche altre specie: cani, gatti, maiali, capre, pecore, roditori, scimmie e anche l’uomo in caso di grave immunodepressione.

Gli studi effettuati in molti Paesi evidenziano un’incidenza molto alta nei conigli, addirittura tra il 40 e il 50%, e anche in Italia moltissimi individui ospitano il parassita.

Come si trasmette?

L’infestazione avviene attraverso l’ingestione di cibo o acqua contaminati dalle spore del parassita, eliminate in modo intermittente dalle urine di conigli parassitati, ma la trasmissione può avvenire anche per inalazione o dalla madre ai coniglietti, attraverso la placenta o entro sei settimane dalla nascita.

Il primo organo che il microrganismo raggiunge attraverso il sangue sono i reni e proprio nei reni replica e poi raggiunge l’ambiente esterno sotto forma di spore, e solo in seguito parassita altri due organi di elezione: il sistema nervoso e il cristallino.

L’importanza di ambiente e alimentazione

Se il sistema immunitario del coniglio è in azione correttamente riesce a limitare la replicazione del parassita dando origine ad un processo di infestazione cronica e la sua presenza può rimanere inosservata per mesi o addirittura anni, se non per tutta la vita, senza sintomi. Anche per questo è così importante assicurare ai conigli con cui viviamo un’alimentazione ideale e una buona qualità di vita: la PNEI (psico-neuro-endocrino-immunologia dimostra scientificamente da decenni la stretta correlazione tra benessere e salute, sia per la nostra che per tutte le altre specie animali).

In seguito ad immunodepressione in alcuni momenti della vita del coniglio, a causa di altre malattie per esempio, ma anche in condizioni stressanti, il microrganismo può riprendere il suo ciclo, dando origine ad una infestazione acuta con lesioni dei reni, del sistema nervoso o dell’occhio e sintomatologia manifesta seppur decisamente varia sia per localizzazione che per gravità.

Come si fa diagnosi di encephalitozoonosi?

La diagnosi definitiva ad oggi non si può fare in vita, perché richiede l’esame istologico del tessuto cerebrale, ma è possibile valutare con un prelievo di sangue la presenza di anticorpi contro il parassita.

L’evidenza di un alto titolo di anticorpi, in particolare quelli chiamati IgG, dimostra solamente che il coniglio è venuto a contatto con il parassita, e non che i sintomi che sta mostrando sono legati alla sua replicazione: in alcuni casi alla base della sintomatologia neurologica non c’è l’encephalitozoon, ma otite media o interna o infezioni batteriche e neoplasie cerebrali, traumi, danni spinali, altri agenti eziologici come Listeria e toxoplasma, ma anche intossicazioni da alcuni metalli pesanti.

Occorre quindi un’attenta valutazione dell’intero quadro clinico per arrivare ad un sospetto diagnostico valido.

La valutazione di un’altra frazione di anticorpi, chiamati IgM, sembrava poter essere più utile, ma i risultati non sono stati quelli sperati.

In fase di valutazione ci sono altre metodiche diagnostiche, l’elettroforesi ad esempio, o la PCR (Polymerase Chain Reaction) sulle urine, ma al momento nulla di definitivo da poter applicare in ambito clinico con efficacia.

I sintomi

In generale i sintomi neurologici in corso di encefalitozoonosi possono andare da atassia e tremori a vere e proprie convulsioni, ma possono presentarsi anche una sindrome vestibolare, con evidente “torcicollo”, paralisi progressiva, incontinenza urinaria con conseguente danneggiamento della cute del perineo. Alcune volte si osserva un’alterazione del comportamento, che non sfugge alle persone più attente…

Il danno renale può essere molto serio e sfociare nell’insufficienza renale vera e propria, con incremento evidente della sete e dell’urinazione, dimagrimento e perdita dell’appetito.

A livello oculare sono frequenti la cataratta anche in giovane età o la rottura del cristallino con conseguente infiammazione dell’iride, che avviene in particolare nei conigli infestati in ambito uterino. Si parla in questi casi di uveite facoclastica, che può colpire anche un solo occhio e che determina perdita della vista.

E la terapia?

La terapia allopatica dell’encefalitozoonosi ha molti limiti, proprio per le caratteristiche del parassita: l’eliminazione irregolare delle spore e l’attuale difficoltà di una diagnosi certa durante la vita del coniglio, oltre alla variabilità della risposta anticorpale, rende gli studi particolarmente difficili da mettere in atto.

Si utilizzano, senza però prove definitive di reale efficacia, alcuni antiparassitari, non scevri purtroppo da effetti collaterali e attualmente sono al vaglio altri farmaci.

Ovviamente la terapia dovrà necessariamente differire da un caso all’altro in base alla sintomatologia e agli apparati più coinvolti e un approccio integrato, in particolare l’ausilio di omeopatia e/o fitoterapia, può consentire di migliorare le condizioni di vita.

I coniglietti colpiti durante la gravidanza o nelle prime settimane dopo la nascita possono produrre spore ed essere quindi infestanti anche fino ai cinque mesi d’età e anche per questo occorre valutare con attenzione l’inserimento di un nuovo coniglietto in un gruppo preesistente, i controlli sierologici del caso sono consigliati per evitare di diffondere il parassita e far ammalare conigli sani.

 

Per saperne di più sull’encephalitozoonosi e e su tanti altri argomenti importanti per la salute e il benessere dei conigli: Un coniglio per amico

 

 

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